sabato, 07 gennaio 2006, ore 17:23

Primo lungometraggio di Resnais e pioniere della Nuovelle Vague, Hiroshima Mon Amour va analizzato con grande accuratezza e attenzione per imprimere nello spettatore le immagini ordinate di quei due giorni, interminabilmente profondi, vissuti nella terra dell'oblio, dove il tempo si è fermato e rivive nello splendido quarto d'ora introduttivo e nella passione di far scivolare la memoria grazie all'intensa relazione dei protagonisti.
Capolavoro, perchè di esso stiamo parlando, letteralmente simile al successivo Marienbad per ricchezza strutturale del testo ma diversissimo per contenuti. Hiroshima, parola e tema ricorrente nell'intero svolgimento delle sequenze audiovisive, padroneggia soprattutto la prima parte del film, il simbolico presente (tempo, ricordo, memoria, temi molto cari al maestro francese) ma anche il tetro passato di una città distrutta dall'orrore dei fatti, le cui conseguenze sono descritte con una precisione chirurgica durante le sequenze del museo, dell'ospedale e delle vie cittadine, quando cioè la voce di Emanuelle Riva (la protagonista femminile) ci introduce nelle situazioni sofferte della popolazione, contrapponendo però scene di grande dolore a scene di quotidianità (che lei stessa ha vissuto senza esserne direttamente partecipe), scandite da brevi inquadrature della passione dei protagonisti nella loro intimità. Dopo lo scrupoloso viaggio-documentario, nel quale sono i dialoghi (un altro aspetto fondamentale nei film di Resnais) monologati della donna a fondersi con l'immagine, si entra nella ciclica storia d'amore della bella francese di Nevers con il giapponese che al tempo di Hiroshima era sul fronte. Nei due giorni in cui le loro esistenze si mescolano, si amalgamano morbidamente (nei film di Resnais il concetto di unione, di crogiuolo, non è mai interpretato come qualcosa di drastico, ma esso scivola lentamente e sottilmente per tutta la durata della pellicola) i ricordi di lei, che fanno riferimento a una giovinezza perduta e racchiusa nella città natale (Nevers), fermata in quel giorno in cui l'uomo della sua vita, un soldato tedesco approdato in Francia con il quale essa aveva un incrollabile rapporto amoroso, cade accasciato dallo sparo di un fucile. Il sentimento della protagonista, così grande che anche il dolore stesso non è mai abbastanza schiacciante, si esprime allora solo accasciandosi anch'essa, rendendosi partecipe per due giorni (due giorni del passato, ma parallelamente e simbolicamente essi sono i due giorni di Hiroshima) della sofferenza del compagno perduto. Seguiranno sensazioni contrastanti, dal silenzio, alla rabbia alla ritrovata calma, elementi racchiusi nel grande flashback della seconda parte del film, strutturato in modo da sovrapporre le sagome dell'uomo giapponese (amante presente e determinato alla relazione eterna) con quella del soldato tedesco, imprigionata fino ad allora, fino al momento in cui la donna fa la conoscenza del protagonista maschile, nell'oblio, in quella "follia" di cui si parla le prime volte che si menziona Nevers. La terza teorica (in realtà queste divisioni non sono possibili perchè una costante di Resnais è il concatenamento delle immagini e della trama) sessione dell'opera è più basata sul vero e proprio rapportarsi dei due attori, che si inseguono, si amano, si lasciano e ancora una volta si prendono, dall'uscita del ristorante serale, attraverso le vie illuminate di una Hiroshima sempre sveglia, sempre vigile e illuminata, sempre attenta che il ricordo del soldato tedesco possa divenire finalmente un'unica cosa con l'uomo appena conosciuto eppure da sempre nella vita della donna. E quando l'uomo giapponese, come non mai sinonimo dell'oblio passato, dell'amore perduto, sembra ottenere la volontà della donna a restare con lui, ecco che questa svanisce in quella che ormai è la mattina a Hiroshima, è un altro giorno, è il messaggio di Resnais che metaforicamente ci insegna a non vivere unicamente nei ricordi, perchè così facendo si annulla il presente ( e di conseguenza il futuro). Sublime dimostrazione di cinema, arricchito da uno spessore letterario notevole, Hiroshima mon amour presenta altri due aspetti fondamentali: la fotografia, fredda e spietata di Takahasi, unita a quella incantevole del genio Sacha Vierny (anche la fotografia rispetta l'ossatura del film contrapponendo parallelamente Hiroshima - Nevers, presente - passato) e le musiche di sottofondo curate da Delerue e Giovanni Fusco , che accompagnano i fitti dialoghi per tutta la durata delle vicende.

0blio
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